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  "Fuori equilibristi che si muovono appesi ad un filo sottile che puo' traballare
ci si puo' spezzare il cuore molto prima di atterrare
Dentro contorsionisti trapassati da mille mille fasci di luce accesi all'improvviso
dalla scia luminescente di un sorriso..."

Pacifico


 

Diario |
 
Diario
24851visite.

22 febbraio 2005

I(n)spirazione

Era ferma da giorni a disegnare i contorni della stessa parola,
decisione lenta e sofferta di chi ha scelto il silenzio
per continuare a muoversi nel mondo.
E invece arrivò ancora il suo respiro,
profondo come solo le gole dell'eco riescono a risuonare.

"Fa'" diceva lui, "ti prego, fa' che questa voce,
la tua voce,
non venga spesa mai per il riconoscimento.
Una voce così preziosa.
Una voce da qui al resto dei tuoi sogni"

E lei si ricordò all'improvviso di quel che era.
Come se fosse possibile, del resto, dimenticare
le curve, gli inciampi,
le sere di ginocchia abbracciate nella notte
e le risate esplose sulle labbra incerte.
Si ricordò, anche, dell'amore,
oscura forza, potente e misteriosa
che dirige inesorabile i destini.

E fu così che la parola, a lungo accarezzata nei pensieri,
trovò una strada per esser pronunciata.
E disse: "compimento",
che era al tempo stesso un gesto e una promessa.

Compimento.
Fu l'anima a suggerirlo sussurrando.
E lei era fuori, ancora.
E fuori, ad aspettarla, c'era luce.
Una strada, certo faticosa.
Il resto di una vita da spendere danzando.




permalink | inviato da il 22/2/2005 alle 12:12 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (44) | Versione per la stampa

19 febbraio 2005

Dissolvenza

...succede, a volte,
di perdere il cuore,
frantumato in pezzetti di sogni, deliri, disegni, e desideri morti nella notte.

Succede che uno guardi le sue righe,
ed il suo mondo,
e all'improvviso si ritrovi nudo, debole e in silenzio.

Sono attimi di dita e pensieri congelati.
Sopravvivono soltanto i pensieri.
Confusi, come onde singhiozzate.

Non so dove sono,
nè le strade che sto percorrendo.
Ho soltanto bisogno di vuoto.

Scrivo, adesso,
a scatti,
soltanto per ricordare a me stessa che vivo.
Il resto è entropia che consuma i miei respiri.

Mi aspetto.
A volte torno qui.
Mi fa bene sapere che ci siete.
Mi fa bene sperare che presto attraverserò la notte e torneranno le parole.

Perchè tornano, le parole, lo so.
Prima o poi, dopo i viaggi negli abissi, ritornano.

Per ora lascio che scorrano nell'anima.
Stanno cercando un'altra voce, un altro sguardo,
un'altra vita.

Io taccio, chiudo gli occhi,
e mi dissolvo.

Mai le ombre sono state così potenti, prima d'ora,
nell'indicare luce,
compiti
e cammino...




permalink | inviato da il 19/2/2005 alle 16:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (12) | Versione per la stampa

9 febbraio 2005

In viaggio (a occhi aperti)

Un giorno arriveranno, gli altri giorni.
Quelli in cui saprò che cosa fare di me, del sole,
dei quaderni bianchi che colleziono in un cassetto
e della grafia che incerta si nasconde su righe trasparenti.
Un giorno tornerò da questo viaggio,
cresciuta nelle fiabe, nelle voci e negli sguardi
di chi ha saputo tessere su tele di parole
i canti che ristorano i pensieri.
Ritornerò guarita.
Avrò lo sguardo fiero e luminoso
di chi ha percorso miglia sotterranee, e non invano.
Respirerò decisa.
Ed il mio fiato sarà strada incastonata
di sogni rianimati e liberati...




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7 febbraio 2005

Ricominciando

Le è capitato spesso di svegliarsi agitata, di notte, con un pugno di sogni confusi a illuminare gli angoli oscuri dei pensieri.
Le è capitato di camminare senza forze, con il respiro corto, sui vetri sparsi di sogni e progetti infranti.
Ma sa che non può essere tutto fermo lì, in quella sospensione opaca in cui ristagnano le azioni che non hanno più moventi, amore o ispirazione.
Allora questa mattina ha deciso di alzarsi un po' più lentamente del normale. Di non aspettare che il caffè si freddasse, come al solito, prima di portarlo alla gola addormentata.
Questa mattina ha voluto provare a togliere la benda che le paralizzava il cuore e a spostarla delicatamente un po' più su, sugli occhi stanchi.
Poi, con la mano ferma, si è avvicinata al mondo.
Un movimento lento e sottile delle dita su questa superficie che si dipana lunga, e larga, e irregolare.
I gesti morbidi e decisi di chi ha deciso per un'altra strada.
Nessuno più saprà il suo nome mai, questo lo sa.
Nessuno più avrà mai accesso ai desideri che sollevano il suo petto a scatti.
Muove le dita e la sorte, così, come se fosse un gioco.
Cerca risposte.
Troverà, tra poco, un altro inizio...




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6 febbraio 2005

L'araba fenice

Non era il viaggio,
la sorte o la stanchezza.
Soltanto vita, che chiedeva passi e gesti.
E lei obbedì, precisa e silenziosa
come le orme scure che percorreva nella notte.

Andava.
Gli occhi più duri,
posati piano su una fiamma spenta.
Le mani calde di brividi e d'amore.

Ed era viva.
Ed era in piedi.
E continuava il battito,
ma sotto un altro cielo...




permalink | inviato da il 6/2/2005 alle 12:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa
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